Apple travolta dal caso privacy, svolta in tribunale sulla raccolta segreta dei dati utenti e class action ridimensionata

Apple travolta dal caso privacy, svolta in tribunale sulla raccolta segreta dei dati utenti e class action ridimensionata

25 Gennaio 2026

Apple e privacy: archiviata parte della class action sulla raccolta dati

Crollo parziale della causa

Una causa collettiva federale contro Apple in California è stata significativamente ridimensionata dopo che il giudice ha accolto la richiesta di archiviare gran parte delle contestazioni sulla raccolta dei dati. La decisione restringe il raggio d’azione del procedimento e indebolisce l’impianto accusatorio dei ricorrenti.

Dall’ordinanza emerge l’esclusione delle presunte violazioni del California Invasion of Privacy Act, della Costituzione della California, delle norme statali sulla concorrenza sleale, dell’ipotesi di contratto implicito e del Pennsylvania Wiretapping and Electronic Surveillance Control Act. Il taglio di questi capi di imputazione riduce sensibilmente l’esposizione legale del gruppo di Cupertino.

Il giudice ha concesso ai ricorrenti un’ultima chance di emendare le sezioni bocciate del ricorso, ma specifica che lo fa “per eccesso di cautela”. Secondo l’ordinanza, i difetti giuridici rilevati appaiono difficilmente sanabili con una mera riformulazione, lasciando intendere un margine molto stretto per il rilancio della causa su questi profili.

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Impostazioni di tracciamento sotto esame

Al centro della disputa vi è il comportamento dei dispositivi iPhone e iPad quando gli utenti disattivano l’opzione Share Device Analytics. I ricorrenti sostengono che la scelta di bloccare la condivisione dei dati avrebbe dovuto interrompere ogni raccolta di informazioni personali e di utilizzo da parte delle app di sistema.

Secondo la causa, alcune applicazioni proprietarie di Apple avrebbero continuato a inviare dati nonostante l’opzione disattivata, creando una falsa aspettativa di tutela della privacy. Il cuore dell’accusa riguarda quindi l’allineamento tra comunicazione al pubblico, interfaccia delle impostazioni e condotta effettiva dei servizi digitali.

Il tribunale, però, ha giudicato non sufficientemente dettagliate e supportate diverse di queste contestazioni, ritenendole troppo generiche o non idonee a dimostrare una violazione diretta delle norme invocate. Restano tuttavia aperti alcuni filoni che potrebbero ridefinire il perimetro degli obblighi informativi delle big tech verso gli utenti.

Capitoli ancora aperti e impatto futuro

Nonostante l’archiviazione parziale, il procedimento federale avviato nel 2024 resta vivo su più fronti. Sopravvivono le accuse fondate sulle leggi a tutela dei consumatori di Illinois, New Jersey e New York, oltre alle ipotesi di violazione di un contratto espresso e di arricchimento senza causa. Questi profili potrebbero ancora generare rischi economici e reputazionali per Apple.

La vicenda si inserisce in un contesto globale di crescente pressione regolatoria sulla raccolta dati, mentre le autorità e i tribunali cercano di definire limiti più chiari all’uso delle informazioni di navigazione e di utilizzo delle app. Per gli utenti, il caso diventa un banco di prova sulla reale efficacia delle impostazioni di privacy presenti nei sistemi operativi mobili.

Sul piano della comunicazione, eventuali sviluppi futuri potrebbero spingere l’intero settore tech a rendere più trasparenti le informative e a semplificare il linguaggio delle impostazioni, per evitare discrepanze tra ciò che l’utente crede di disattivare e ciò che, tecnicamente, continua a essere tracciato.

FAQ

D: Quale parte della causa collettiva contro Apple è stata archiviata?
R: Sono state archiviate le contestazioni basate su varie norme, tra cui il California Invasion of Privacy Act, la Costituzione della California e il Pennsylvania Wiretapping Act.

D: Il giudice ha chiuso definitivamente la class action?
R: No, il procedimento prosegue su altri capi d’accusa, in particolare quelli legati alle leggi sui consumatori di Illinois, New Jersey e New York.

D: Gli utenti avevano davvero disattivato la condivisione dei dati su iPhone e iPad?
R: Secondo i ricorrenti, l’opzione Share Device Analytics era stata disattivata, ma alcune app di Apple avrebbero continuato a raccogliere dati.

D: Che cosa contesta il tribunale alle accuse principali?
R: Il giudice ritiene molte contestazioni troppo deboli o generiche, non sufficientemente supportate da fatti concreti.

D: I ricorrenti possono modificare il ricorso?
R: Sì, è stata concessa un’ultima possibilità di emendare le parti archiviate, ma con scarse prospettive di successo implicite nell’ordinanza.

D: Perché questa causa è importante per la privacy digitale?
R: Perché mette alla prova la coerenza tra impostazioni di privacy, messaggi agli utenti e reale comportamento delle piattaforme.

D: Quali leggi statali continuano a essere rilevanti nella causa?
R: Restano in gioco le normative consumeristiche di Illinois, New Jersey e New York, oltre alle ipotesi di contratto espresso e arricchimento senza causa.

D: Qual è la fonte giornalistica citata nello sviluppo del caso?
R: Le evoluzioni del procedimento e la decisione del giudice sono state riportate, tra gli altri, da Bloomberg Law.


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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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