Apple accusa Bruxelles di sabotare la concorrenza digitale dopo il naufragio clamoroso dei nuovi app store alternativi

Indice dei Contenuti:
Apple accuses Europe of ‘delay tactics’ following alternative app store collapse
Scontro frontale tra Apple e Bruxelles
Apple accusa la Commissione Europea di usare “tattiche di ritardo politiche” per giustificare nuove indagini e maxi-multe, dopo il collasso dello store alternativo Setapp del developer ucraino MacPaw. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, Bruxelles sarebbe pronta ad attribuire proprio a Apple la responsabilità della chiusura, legandola a condizioni economiche e legali giudicate eccessivamente complesse e in continua evoluzione.
Lo scontro nasce dall’applicazione del Digital Markets Act (DMA), che obbliga il colosso di Cupertino ad aprire iOS a marketplace di terze parti. Apple ha formalmente aperto alla distribuzione alternativa, ma imponendo una struttura tariffaria che include, tra l’altro, una fee di 0,50 € per installazione oltre il milione di download, misura contestata dagli sviluppatori indipendenti.
Per la Commissione, queste condizioni avrebbero un effetto dissuasivo sulla nascita di concorrenti effettivi all’App Store ufficiale, minando lo spirito del DMA e la concorrenza nel mercato delle app su dispositivi mobili nell’Unione Europea.
Le nuove tariffe e il caso Setapp
Nel 2024 l’UE ha già dichiarato Apple “non conforme” al DMA sul fronte del cosiddetto “steering”, ossia la possibilità per gli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso metodi di pagamento alternativi, comminando una multa da circa 500 milioni di dollari. A giugno, la società ha tentato una correzione di rotta proponendo un modello basato su una commissione del 5% sui ricavi, ribattezzata Core Technology Commission (CTC).
Secondo Apple, però, la Commissione Europea avrebbe bloccato l’implementazione del nuovo schema, ignorando un piano di conformità formale presentato a ottobre. Nel frattempo, MacPaw ha deciso di chiudere il proprio store alternativo Setapp, spiegando che i termini economici e tecnici offerti non sono compatibili con il suo modello di business, proprio per la complessità delle condizioni.
Questa sequenza di eventi alimenta il sospetto che Bruxelles voglia usare Setapp come caso esemplare per dimostrare che le modifiche proposte da Apple non rimuovono davvero gli ostacoli alla nascita di nuove piattaforme di distribuzione.
Le mosse regolatorie e gli scenari futuri
Nel suo comunicato a Bloomberg, Apple sostiene che la Commissione Europea “continua a spostare i pali della porta”, utilizzando indagini e sanzioni come strumento politico contro una big tech statunitense. L’azienda afferma di essere pronta a modificare ancora i termini, ma di non ricevere risposte chiare su cosa sia considerato realmente conforme al DMA.
Da parte sua, un portavoce della Commissione ha dichiarato a Engadget che l’esecutivo è in “contatto costante” con Apple, con l’obiettivo di raggiungere una piena conformità. Bruxelles afferma di ascoltare parallelamente gli sviluppatori di tutto il mondo, per assicurarsi che le condizioni di accesso al sistema operativo non ostacolino la concorrenza né la scelta dei consumatori.
Sul tavolo resta l’ipotesi di ulteriori multe e rimedi strutturali più severi se Apple sarà considerata nuovamente in violazione del DMA. Per gli sviluppatori europei, l’esito di questo braccio di ferro definirà il perimetro reale della libertà di distribuzione e monetizzazione su iOS nei prossimi anni.
FAQ
D: Che cosa contesta Apple alla Commissione Europea?
R: Sostiene che Bruxelles usi “tattiche di ritardo politiche” per bloccare le sue proposte di adeguamento al DMA e giustificare nuove indagini e sanzioni.
D: Perché lo store alternativo Setapp è stato chiuso?
R: Il developer MacPaw afferma che le condizioni economiche e contrattuali offerte da Apple sono troppo complesse e incompatibili con il proprio modello di business.
D: Quali obblighi impone il Digital Markets Act ad Apple?
R: Il DMA impone di aprire l’ecosistema iOS a marketplace di terze parti e di consentire più libertà agli sviluppatori nei sistemi di pagamento e nella distribuzione delle app.
D: Qual è la struttura di costi contestata agli app store di terze parti?
R: Tra le misure più criticate c’è una fee di 0,50 € per ogni installazione oltre il milione di download annui, oltre ad altri oneri tecnici e burocratici.
D: Che cos’è la Core Technology Commission proposta da Apple?
R: È una commissione del 5% sui ricavi destinata a sostituire parte delle fee tradizionali, pensata per rispondere alle critiche dell’UE.
D: Come ha reagito la Commissione Europea alle accuse di Apple?
R: Ha ribadito di essere in dialogo costante con l’azienda e di voler solo garantire la piena conformità al DMA e una concorrenza effettiva.
D: Quali sanzioni ha già subito Apple in Europa su questo fronte?
R: Nel 2025 è stata comminata una multa di circa 500 milioni di dollari per non conformità alle regole sullo “steering” dei pagamenti.
D: Qual è la fonte giornalistica principale citata nella vicenda?
R: Le ricostruzioni sulle accuse di Apple e sulla posizione della Commissione Europea provengono in primis da un report di Bloomberg, ripreso poi da testate come Engadget.




