Apocalisse sempre più vicina: l’orologio globale segna un nuovo allarme

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L’orologio dell’Apocalisse avanza ancora: mancano 85 secondi alla mezzanotte, lancette mai così vicine
Rischi globali in rapido aumento
L’umanità si trova oggi in una condizione di vulnerabilità sistemica senza precedenti, secondo gli esperti del Bulletin of the Atomic Scientists. Le minacce convergenti – nucleari, climatiche, tecnologiche e politiche – indicano un deterioramento accelerato delle tutele costruite nel secondo dopoguerra. Gli analisti sottolineano come i margini di errore strategico tra le grandi potenze si siano drasticamente ridotti, mentre cresce la probabilità di incidenti, calcoli sbagliati o escalation non intenzionali.
Gli scienziati del comitato, che include otto premi Nobel, hanno rilevato un sistema internazionale sempre più dominato da rivalità a somma zero, indebolimento del multilateralismo e crisi della fiducia tra Stati. I progressi ottenuti in decenni di diplomazia sul controllo degli armamenti, la cooperazione climatica e la governance tecnologica vengono progressivamente smantellati, lasciando spazio a logiche di potenza e nazionalismi competitivi.
Nel loro ultimo rapporto, gli esperti avvertono che stabilità strategica, sostenibilità ambientale e integrità dell’informazione sono oggi intimamente intrecciate: un collasso su uno di questi fronti può innescare una reazione a catena sugli altri, rendendo più difficile ogni tentativo di de-escalation coordinata.
Nucleare, clima e crisi della democrazia
Il dossier mette al centro il rischio di una nuova corsa agli armamenti tra Stati Uniti, Russia, Cina e altre potenze dotate di arsenali strategici. La scadenza del trattato New START, ultimo pilastro del controllo bilaterale tra Washington e Mosca, apre la prospettiva di un mondo senza limiti vincolanti alle testate dispiegate e ai vettori di lunga gittata. Come ha spiegato il fisico Daniel Holz dell’Università di Chicago, l’assenza di regole condivise aumenta il peso di diffidenze reciproche, cyberattacchi e automatizzazione dei sistemi di allerta precoce.
Sul fronte interno, il rapporto richiama il deterioramento delle norme democratiche negli Stati Uniti sotto l’amministrazione di Donald Trump. Gli esperti citano l’uso di forze federali contro manifestanti, come nell’operazione anti-immigrazione in Minnesota, gli attacchi unilaterali all’estero e il ritiro da organizzazioni internazionali chiave come segnali di indebolimento istituzionale. Secondo il Bulletin, quando i governi non rispondono più ai cittadini e riducono gli spazi di dissenso, aumenta la probabilità di conflitti interni e instabilità proiettata sulla scena globale.
A tutto ciò si somma la crisi climatica: le emissioni di anidride carbonica continuano a toccare livelli record, mentre diverse economie – a partire dagli USA – hanno rallentato o invertito politiche di decarbonizzazione, vanificando gli impegni assunti negli accordi internazionali.
Tecnologie, disinformazione e memoria storica
Una delle minacce ritenute più insidiose dagli esperti riguarda la trasformazione dello spazio informativo globale. La giornalista e premio Nobel per la Pace Maria Ressa parla di un “Armageddon dell’informazione”, in cui piattaforme tecnologiche “predatorie ed estrattive” amplificano polarizzazione, menzogne e incitamento all’odio più velocemente dei fatti verificati. La logica algoritmica che privilegia contenuti estremi e virali erode la capacità pubblica di distinguere tra verità e propaganda.
Secondo Ressa, casi come la repressione in Minnesota o le minacce di sequestrare la Groenlandia mostrano come slogan e meme possano trasformarsi in agenda politica concreta, con decisioni di politica estera guidate da comunicazione emotiva più che da valutazioni tecniche. Quando il potere delle piattaforme che modellano l’opinione di miliardi di persone si intreccia con quello di governi ed eserciti, il rischio di manipolazione di massa e di decisioni impulsive su temi vitali – dal nucleare al clima – aumenta sensibilmente.
Il Bulletin of the Atomic Scientists, fondato nel 1945 da scienziati come Albert Einstein e Robert Oppenheimer, ricorda che già nel 1947 era stato creato un indicatore simbolico per misurare la vicinanza dell’umanità all’autodistruzione. Oggi, la discrepanza tra retorica pacifista e azioni concrete – sottolineata anche da Alexandra Bell, presidente e CEO del Bulletin – pesa più che mai nella valutazione del rischio complessivo.
FAQ
D: Che cos’è il Doomsday Clock?
R: È un indicatore simbolico creato dal Bulletin of the Atomic Scientists per rappresentare quanto l’umanità sia vicina a una catastrofe globale.
D: Chi decide la posizione delle lancette?
R: Un consiglio di scienziati e analisti di sicurezza, affiancato da un board che include diversi premi Nobel, aggiorna periodicamente la valutazione.
D: Qual è oggi la principale minaccia considerata dagli esperti?
R: L’intreccio tra rischio nucleare, crisi climatica, instabilità politica e disinformazione digitale è ritenuto il fattore più pericoloso.
D: Perché la fine del trattato New START è così preoccupante?
R: Senza limiti verificabili agli arsenali strategici di USA e Russia, aumenta il rischio di una nuova corsa agli armamenti e di incidenti.
D: In che modo la disinformazione influisce sulla sicurezza globale?
R: Ecosistemi informativi inquinati rendono più facile manipolare opinione pubblica e decisioni politiche su guerra, clima e tecnologie emergenti.
D: Qual è il ruolo delle grandi piattaforme tecnologiche?
R: I loro algoritmi premiano contenuti emotivi e divisivi, trasformando bugie e meme in narrazioni dominanti, come denuncia Maria Ressa.
D: Cosa possono fare i governi per ridurre il rischio?
R: Ripristinare accordi di controllo degli armamenti, rafforzare le istituzioni democratiche, accelerare la transizione climatica e regolamentare le piattaforme digitali.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: Le informazioni di riferimento provengono dalle analisi e dai comunicati del Bulletin of the Atomic Scientists, rilanciate da testate internazionali specializzate in sicurezza globale.




