Antonella Elia confessa l’aborto e parla di un karma implacabile

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Antonella Elia: “Ho abortito, non me lo perdonerò mai. Quando volevo un figlio, l’ho perso: è il karma”
Confessione in diretta
Antonella Elia, ospite a La volta buona nel salotto di Caterina Balivo, ha ripercorso davanti alle telecamere una scelta compiuta a 26 anni che continua a viverle addosso come una colpa irrisolta. Nel racconto, la showgirl parla di interruzione di gravidanza come di un atto che, per il suo sentire personale, ha spezzato una vita in potenza e aperto una ferita destinata a non rimarginarsi.
La conduttrice ha lasciato spazio a un monologo duro, in cui il giudizio più severo arriva proprio da chi lo pronuncia: la stessa Elia definisce la decisione di allora un gesto di egoismo, legato alla paura di non essere pronta, nonostante un rapporto stabile e un contesto che, a suo dire, le avrebbe consentito di portare avanti la gravidanza. L’attrice sottolinea più volte come il peso psicologico di quella scelta sia cresciuto con il passare degli anni.
Pur ribadendo il principio di libertà individuale di ogni donna, la protagonista precisa che sta esprimendo esclusivamente la propria esperienza e la propria visione spirituale, non una prescrizione morale per gli altri. Nel suo racconto, il tema non è tanto la legalità dell’aborto, quanto le conseguenze interiori di una decisione che sente lontana dai propri valori più profondi.
Colpa, spiritualità e paura
Nel dialogo televisivo, Antonella Elia insiste sulla dimensione etica e interiore della sua storia, parlando di “macchia” e “vergogna” radicate nel tempo. La scelta di interrompere la gravidanza viene riletta alla luce di una maturità diversa, in cui la mancanza di un figlio reale rende tangibile il peso di ciò che, nella sua percezione, avrebbe potuto essere. Il lessico che utilizza è esplicitamente spirituale, quasi religioso, con riferimenti alla colpa e all’espiazione.
La showgirl chiarisce che, nel suo sentire, l’essere che porta in grembo una donna è “vivente sin da subito” e che il coraggio, per lei mancato, consisteva nell’accettare quella vita e accompagnarla fino alla nascita. Questa visione personale genera oggi un conflitto profondo: da un lato il rispetto per l’autonomia femminile, dall’altro la consapevolezza di non aver considerato allora, abbastanza, l’embrione come soggetto di diritti e affetti futuri.
Il rimpianto si cristallizza soprattutto nella proiezione di una vita alternativa: Elia immagina il figlio mai nato come una presenza concreta, un legame assoluto che oggi le mancherebbe nella quotidianità. Nelle sue parole emerge il contrasto tra la leggerezza percepita della giovane età e la lucidità, spesso più severa, dello sguardo retrospettivo che sopraggiunge con l’età adulta.
Rimpianti, maternità mancata e idea di karma
La narrazione tocca il punto più drammatico quando Antonella Elia collega la scelta di gioventù ai tentativi falliti di maternità successivi. Racconta di aver cercato un figlio in età più avanzata, senza riuscirci, e di aver perso un embrione, episodio che interpreta come un segno di “karma”, una sorta di restituzione esistenziale per la decisione passata. Nella sua lettura personale, le azioni ritenute sbagliate prima o poi presentano il conto.
L’attrice sottolinea di non voler imporre un modello o una morale, ma di voler offrire la testimonianza di quanto una scelta apparentemente razionale possa generare, sul lungo periodo, un dolore profondo. Il suo racconto offre uno spaccato raro di vulnerabilità nel mondo dello spettacolo italiano, dove la maternità è spesso trattata in chiave idealizzata o superficiale. In questo caso, invece, vengono messi al centro il dubbio, la paura e le conseguenze emotive a distanza di decenni.
Il richiamo al karma sintetizza il modo in cui Elia tiene insieme destino, responsabilità personale e senso di giustizia interiore. Per lei, non essere diventata madre rappresenta non solo un vuoto affettivo, ma anche una forma di punizione simbolica che dà voce a un conflitto irrisolto tra ciò che avrebbe voluto essere e ciò che, nei fatti, è diventata.
FAQ
D: Chi è la protagonista di questa testimonianza televisiva?
R: La protagonista è la showgirl e attrice italiana Antonella Elia.
D: In quale programma televisivo ha raccontato questa esperienza?
R: Il racconto è avvenuto durante la trasmissione La volta buona, condotta da Caterina Balivo su Rai.
D: Che cosa rimprovera principalmente a se stessa?
R: Si rimprovera di aver scelto l’interruzione di gravidanza a 26 anni, ritenendo di non aver avuto il coraggio di diventare madre in quel momento.
D: Come definisce, sul piano personale, la scelta di abortire?
R: La definisce, per il suo sentire, un atto egoistico e una colpa da espiare, pur riconoscendo la libertà di scelta di ogni donna.
D: Quale ruolo attribuisce alla dimensione spirituale nella sua vicenda?
R: Attribuisce un ruolo centrale alla spiritualità, parlando di peccato, espiazione e responsabilità verso la vita nascente.
D: Ha cercato di avere figli in seguito?
R: Sì, ha raccontato di aver provato più avanti nella vita, ma di aver perso un embrione e di non essere poi diventata madre.
D: Perché parla di karma a proposito della sua maternità mancata?
R: Perché interpreta le difficoltà successive ad avere un figlio come una conseguenza, quasi karmica, della decisione presa da giovane.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di riferimento?
R: Le dichiarazioni di Antonella Elia sono state riportate da diversi siti di attualità e spettacolo italiani che hanno ripreso la sua intervista a La volta buona, tra cui le principali testate online specializzate in televisione e gossip.




