Andrea travolto da nuova accusa di sfruttamento sessuale, Palazzo reale trema
Nuove ombre su Andrew Mountbatten-Windsor
La nuova accusatrice e il ruolo di Jeffrey Epstein
Una nuova donna, rimasta anonima, ha accusato Andrew Mountbatten-Windsor, ex principe del Regno Unito, di sfruttamento sessuale legato alla rete del finanziere Jeffrey Epstein. Secondo il suo avvocato, sarebbe stata inviata nel 2010 nel Regno Unito per avere rapporti sessuali con Andrew nella residenza londinese dell’ex membro della famiglia reale. All’epoca, la donna aveva poco più di vent’anni e non era cittadina britannica.
Il legale, l’americano Brad Edwards, sostiene che il viaggio in Gran Bretagna sarebbe stato organizzato da Epstein nell’ambito di un sistema di sfruttamento strutturato e transnazionale. La scelta di mantenere l’anonimato, spiegano i legali, è legata al timore di esposizione mediatica e alla natura estremamente sensibile delle accuse. La testimonianza, tuttavia, sarebbe già stata formalizzata in dichiarazioni giurate.
Questa nuova voce si inserisce in un quadro giudiziario e reputazionale già compromesso per Andrew, che da anni nega qualsiasi coinvolgimento consapevole nello schema di abusi associato a Epstein, morto in carcere nel 2019 in circostanze tuttora oggetto di discussione pubblica.
L’azione legale e il lavoro dello studio Edwards Henderson
L’avvocato Brad Edwards è uno dei principali riferimenti legali per le presunte vittime di Epstein negli Stati Uniti, con oltre 200 assistite. Il suo studio, Edwards Henderson, ha consolidato negli anni un approccio specializzato sui reati di sfruttamento sessuale e tratta, costruendo dossier documentali e testimonianze ritenuti fondamentali in diversi procedimenti.
Nel nuovo caso che coinvolge Andrew, Edwards afferma di aver raccolto materiale coerente con altre denunce già note nel cosiddetto “ecosistema Epstein”, comprese email, registri di viaggio e ricordi di persone di contesto. Gli avvocati stanno valutando se intraprendere un’azione civile nel sistema statunitense o se puntare a un percorso in ambito britannico, dove tuttavia i tempi e le soglie probatorie risultano spesso più stringenti per accuse risalenti nel tempo.
Per ora, nessuna causa formale è stata depositata contro Andrew in relazione a questa specifica donna, ma la sola prospettiva di un nuovo contenzioso rappresenta un elemento di forte pressione mediatica e istituzionale.
Il silenzio di Andrew e la risposta della famiglia reale
La BBC ha chiesto un commento diretto a Andrew Mountbatten-Windsor, che da tempo non utilizza più il titolo di “principe”, ma non ha ricevuto risposta. Il silenzio, in linea con la strategia comunicativa adottata dopo le precedenti accuse, sembra puntare a evitare ulteriori amplificazioni mediatiche e a ridurre il rischio di dichiarazioni potenzialmente compromettenti.
La famiglia reale britannica, guidata oggi da Re Carlo III, aveva già preso le distanze da Andrew, revocando titoli ufficiali e incarichi pubblici dopo le rivelazioni sul suo legame con Epstein. Anche in questa occasione, i portavoce reali hanno preferito mantenere una posizione di totale riserbo, limitandosi a ricordare che Andrew agisce ormai come soggetto privato. Sul piano istituzionale, questa distinzione consente a Buckingham Palace di contenere i danni d’immagine.
Nell’opinione pubblica britannica, tuttavia, il caso continua a sollevare interrogativi sul grado di trasparenza della monarchia rispetto ai comportamenti dei propri membri, soprattutto quando coinvolti in scandali di portata internazionale.
Il precedente di Virginia Giuffre
Le accuse di una vittima minorenne
Il nuovo racconto si aggiunge alla vicenda ormai nota di Virginia Giuffre, che nel 2021 aveva accusato Andrew di averla costretta, quando era minorenne, ad avere rapporti sessuali con lui in diverse occasioni. Giuffre sosteneva di essere stata reclutata e manipolata dalla rete di Jeffrey Epstein, subendo abusi ripetuti in Stati Uniti, Regno Unito e in altre giurisdizioni. Le sue deposizioni hanno avuto un ruolo centrale nel decostruire l’immagine di “amicizia innocua” tra Andrew ed Epstein.
Le accuse di Giuffre descrivevano un clima di normalizzazione dell’abuso, con viaggi su jet privati, soggiorni in lussuose residenze e una struttura gerarchica in cui le giovani vittime venivano indotte a percepire gli incontri con uomini potenti come inevitabili o addirittura “dovuti”. Questi dettagli hanno messo in luce il carattere sistemico del presunto sfruttamento.
Andrew ha sempre negato i rapporti con Giuffre, contestando la veridicità anche delle foto circolate sui media. Nonostante ciò, la credibilità internazionale di Giuffre è stata rafforzata dalla convergenza di altre testimonianze e dalle indagini federali statunitensi su Epstein.
L’accordo extragiudiziale del 2022
Nel 2022, Andrew ha raggiunto un accordo extragiudiziale con Virginia Giuffre, evitando così un processo civile negli Stati Uniti. I termini economici non sono stati ufficialmente resi pubblici, ma diverse fonti parlano di una cifra multimilionaria destinata sia a Giuffre sia alla sua associazione contro lo sfruttamento sessuale. L’intesa non prevedeva un’ammissione formale di colpa da parte di Andrew, ma ha avuto un effetto pesante sulla sua immagine pubblica.
Nel comunicato diffuso all’epoca, i legali dell’ex principe insistevano sul suo presunto impegno a sostenere le vittime di tratta e abusi, una formula che molti osservatori hanno letto come un tentativo di salvare almeno parzialmente la reputazione internazionale della monarchia. L’accordo, tuttavia, è stato percepito da varie associazioni come un esempio di “giustizia differenziata” per ricchi e potenti.
L’assenza di un processo ha impedito un pieno accertamento pubblico dei fatti, alimentando sospetti e teorie sulla portata reale del coinvolgimento di Andrew nel sistema di Epstein.
La morte di Virginia Giuffre e l’eredità delle sue denunce
Virginia Giuffre è morta suicida nell’aprile scorso, a 41 anni, lasciando dietro di sé un’autobiografia postuma in cui ricostruisce in dettaglio il proprio percorso di adescamento, i meccanismi psicologici di controllo e le dinamiche di potere in gioco. Il suo racconto, pubblicato dopo la morte, ha riacceso il dibattito sulle tutele insufficienti per chi denuncia abusi sessuali di alto profilo.
Nelle sue pagine emergono non solo i nomi dei protagonisti, ma soprattutto il contesto di vulnerabilità economica e familiare che l’ha resa un bersaglio facile per la rete di Epstein. La storia di Giuffre è oggi citata come caso emblematico di come le vittime possano subire una seconda forma di violenza nella lunga esposizione mediatica e giudiziaria, anche quando vincono cause o ottengono risarcimenti.
La sua figura è diventata un punto di riferimento per altre donne che valutano se esporsi con nuove accuse, come nel caso della testimone anonima che oggi chiama in causa Andrew, alimentando un effetto domino difficile da arginare.
Impatto sulla monarchia e sull’opinione pubblica
Danni reputazionali per la Casa reale britannica
Le accuse collegate ad Andrew Mountbatten-Windsor continuano a pesare sull’immagine della Casa reale britannica, nonostante gli sforzi di Re Carlo III per marcare una netta discontinuità rispetto al passato. La rimozione dei titoli reali e degli incarichi ufficiali di Andrew è stata letta come un atto di autodifesa istituzionale, ma non ha cancellato agli occhi dell’opinione pubblica il legame storico con Jeffrey Epstein.
Nei sondaggi condotti nel Regno Unito, la percezione di Andrew rimane fortemente negativa, con una quota crescente di cittadini che chiede maggiore trasparenza sui rapporti tra membri della famiglia reale e ambienti finanziari opachi. Alcuni analisti vedono in questa vicenda un ulteriore tassello del lento logoramento del consenso monarchico tra le generazioni più giovani.
Gli esperti di comunicazione istituzionale sottolineano come il protrarsi di casi irrisolti, anche senza condanne penali, rischi di gettare un’ombra di sospetto sull’intera istituzione, alimentando narrazioni critiche in Europa e nei paesi del Commonwealth.
Giustizia per le vittime e limiti dei sistemi giudiziari
Le storie legate a Epstein e ad Andrew evidenziano le difficoltà strutturali dei sistemi giudiziari nel fornire giustizia piena alle vittime di sfruttamento sessuale che chiamano in causa figure di grande potere. La distanza temporale dai fatti, la mancanza di prove documentali dirette e la pressione economica e psicologica sulle testimoni rendono complessa la costruzione di procedimenti penali solidi.
Gli accordi extragiudiziali, come quello siglato con Virginia Giuffre, permettono un ristoro economico ma spesso privano l’opinione pubblica di un accertamento trasparente in tribunale. Questo alimenta la sensazione di un doppio binario: processi ordinari per i cittadini comuni, composizioni private per i potenti.
Organizzazioni per i diritti delle donne chiedono riforme che facilitino le denunce tardive, l’estensione dei termini di prescrizione e una maggiore protezione delle vittime, inclusa la possibilità di testimoniare mantenendo l’anonimato in casi di forte esposizione mediatica.
Media, “Epstein files” e responsabilità informativa
La copertura mediatica, guidata da testate come la BBC e i principali quotidiani internazionali, ha avuto un ruolo decisivo nel portare alla luce le connessioni tra Jeffrey Epstein, Andrew e altre figure del jet set globale. La recente dichiarazione del governo degli Stati Uniti di aver concluso la pubblicazione degli “Epstein files” ha aggiunto un nuovo strato di documentazione, pur lasciando ancora molte aree d’ombra.
Le redazioni devono bilanciare il diritto di cronaca con la tutela delle vittime, evitando sia la spettacolarizzazione sia l’occultamento di informazioni di interesse pubblico. Il rischio di disinformazione, amplificato dai social network, richiede un uso rigoroso delle fonti e una verifica continua delle ricostruzioni che circolano online.
In questo contesto, i giornalisti specializzati in cronaca giudiziaria e diritti umani sono chiamati a un surplus di responsabilità, offrendo chiavi di lettura che vadano oltre il semplice scandalo e aiutino a comprendere le radici strutturali dello sfruttamento sessuale ad alto livello.
FAQ
D: Chi è la nuova donna che accusa Andrew Mountbatten-Windsor?
R: È una donna non britannica, rimasta anonima, che sostiene di essere stata inviata da Jeffrey Epstein a Londra nel 2010 per rapporti sessuali con Andrew.
D: Che ruolo ha l’avvocato Brad Edwards in questa vicenda?
R: Brad Edwards, dello studio Edwards Henderson, rappresenta la donna e oltre 200 presunte vittime di Epstein negli Stati Uniti.
D: Andrew mantiene ancora titoli e incarichi reali?
R: No, la famiglia reale britannica ha ritirato i suoi titoli e incarichi pubblici, trattandolo di fatto come un privato cittadino.
D: Che cosa aveva denunciato Virginia Giuffre?
R: Virginia Giuffre sosteneva di essere stata costretta, quando era minorenne, ad avere rapporti sessuali con Andrew in più occasioni nell’ambito della rete di Epstein.
D: Come si è chiuso il caso civile tra Giuffre e Andrew?
R: Nel 2022 è stato raggiunto un accordo extragiudiziale, con un risarcimento economico e nessun processo pubblico.
D: Cosa sono gli “Epstein files” citati dal governo statunitense?
R: È un insieme di documenti giudiziari e investigativi resi pubblici dalle autorità statunitensi sul caso Jeffrey Epstein.
D: Qual è l’impatto di queste accuse sulla monarchia britannica?
R: Le accuse alimentano sfiducia e critiche alla Casa reale britannica, soprattutto tra i giovani e nei paesi del Commonwealth.
D: Qual è la principale fonte originale citata su questo nuovo caso?
R: La ricostruzione delle nuove accuse e delle dichiarazioni dell’avvocato di parte civile proviene in gran parte dai servizi e verifiche della BBC, indicata come fonte originale principale.




