Amazon sfida l’Antitrust: scontro decisivo al Consiglio di Stato che può cambiare l’e‑commerce

Cronologia dello scontro legale
Amazon e Antitrust si ritrovano davanti al Consiglio di Stato dopo che entrambe le parti hanno impugnato la sentenza del Tar del Lazio di settembre 2025. Il Tar aveva confermato l’abuso di posizione dominante, riducendo però la sanzione da 1,1 miliardi a circa 752 milioni di euro. Nessuna delle due parti ha accettato l’esito: ricorsi incrociati e nuova fase del contenzioso.
Il procedimento trae origine dall’istruttoria dell’Agcm sulla gestione della logistica e dei vantaggi legati al programma Prime, culminata nella maxi-multa iniziale. Il Tar ha riconosciuto la responsabilità, ma ha ritenuto sproporzionato l’importo della sanzione, applicando un ricalcolo.
L’Autorità contesta il taglio, giudicandolo non allineato alla gravità degli illeciti e all’impatto sul mercato; Amazon punta invece all’annullamento integrale della sanzione e della declaratoria di abuso. La causa sale di livello con tempi e calendario nelle mani del giudice amministrativo d’appello.
La disputa si concentra ora su due fronti: tenuta giuridica dell’accertamento dell’abuso e proporzionalità della multa. Il Consiglio di Stato dovrà valutare la coerenza delle motivazioni del Tar con gli standard europei in materia antitrust, oltre al perimetro dei rimedi.
Secondo quanto riportato da MF-Milano Finanza, la fase attuale segna un passaggio decisivo: l’eventuale conferma o riforma della sentenza inciderà sull’esecuzione della sanzione e sui precedenti applicabili nei casi di piattaforme digitali dominanti.
Cuore dell’accusa sulla logistica
Al centro del fascicolo c’è l’uso della logistica come leva di mercato: secondo l’Agcm, il programma Fulfilled by Amazon avrebbe garantito corsie preferenziali in termini di visibilità, idoneità al badge Prime e accesso agli eventi promozionali. I venditori che non aderivano sarebbero stati penalizzati in ranking e conversioni, con effetti escludenti per corrieri e operatori terzi.


L’Autorità ritiene che l’integrazione tra marketplace e logistica abbia creato un “ecosistema chiuso”, in cui criteri di qualità e tempi di consegna si trasformano in barriera concorrenziale. La combinazione di algoritmi di posizionamento, idoneità a Prime e strumenti di promozione avrebbe consolidato la posizione dominante, limitando la libertà di scelta dei merchant.
Nel mirino anche la presunta subordinazione di servizi chiave: accesso al Buy Box, priorità nelle campagne e maggiore affidabilità percepita dagli utenti, tutti elementi connessi — di fatto — all’adozione di Fba. Per l’Agcm ciò integra un abuso di self-preferencing e una compressione dell’interoperabilità logistica.
Amazon contesta l’impianto, sostenendo che Fba sia un’opzione e non un obbligo, che gli standard per Prime siano neutrali e che la concorrenza dei marketplace resti intensa. La difesa sottolinea benefici per i consumatori in termini di affidabilità, tempi e resi, e nega qualsiasi discriminazione sistematica verso corrieri esterni.
Il nodo tecnico-giuridico riguarda il confine tra efficienza legittima e condotta escludente: la decisione d’appello dovrà pesare gli effetti sul mercato rispetto agli obiettivi di qualità del servizio.
FAQ
- Qual è l’oggetto principale della contestazione?
La presunta integrazione tra marketplace e logistica che avrebbe favorito Fba per ottenere visibilità, badge Prime e accesso a promozioni. - Che cosa sostiene Amazon?
Che Fba è facoltativo, gli standard sono neutrali e i benefici per i consumatori giustificano i requisiti di qualità. - Perché l’Agcm parla di abuso?
Perché ritiene che la combinazione di ranking, Buy Box e idoneità a Prime abbia creato effetti escludenti per venditori e corrieri terzi. - Il badge Prime è collegato solo a Fba?
L’Autorità sostiene un collegamento sostanziale; Amazon afferma che conta il rispetto di standard prestazionali. - Quali effetti per i corrieri esterni?
Secondo l’Agcm, riduzione della contendibilità e minore accesso a volumi dei merchant non Fba. - Come incide la decisione sul mercato?
Potrebbe ridefinire criteri di interoperabilità logistica e accesso a strumenti di visibilità nelle piattaforme. - Qual è la fonte giornalistica citata nel procedimento?
MF-Milano Finanza ha riportato gli sviluppi riguardanti i ricorsi e la fase davanti al Consiglio di Stato.
Possibili esiti e impatto sul mercato
Un’eventuale conferma integrale dell’accertamento dell’abuso consoliderebbe l’impianto sanzionatorio e i rimedi comportamentali, con obblighi più stringenti su interoperabilità logistica, criteri di ranking e accesso a Prime. L’effetto atteso sarebbe l’apertura a operatori terzi e una maggiore neutralità degli algoritmi di visibilità.
Una riforma parziale potrebbe ridurre la sanzione o modulare i rimedi, imponendo trasparenza sui parametri di idoneità senza interventi invasivi sull’integrazione tra marketplace e logistica. In questo scenario, l’impatto sui processi dei merchant sarebbe graduale e centrato sulla documentazione delle performance.
L’annullamento della decisione del Tar del Lazio ridefinirebbe l’onere probatorio sugli effetti escludenti, indebolendo i precedenti in materia di self-preferencing nelle piattaforme. Per il mercato significherebbe continuità delle prassi attuali e un aumento dell’incertezza regolatoria.
Per i venditori, l’esito determinerà il costo di conformità: maggiore interoperabilità può ampliare la scelta di corrieri e ottimizzare i margini; requisiti invariati manterrebbero il vantaggio operativo di Fba ma con minori alternative.
Per i corrieri, obblighi di apertura tradurrebbero la domanda in volumi contendibili, incidendo su tariffe e SLA. La disciplina di accesso a badge e promozioni influenzerà i tassi di conversione e la spesa pubblicitaria.
Per i consumatori, i possibili effetti si concentrano su prezzi, tempi di consegna e qualità del post-vendita: interventi pro-competitivi possono espandere l’offerta, mentre requisiti più rigidi presidiano standard e affidabilità.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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