AI, destino segnato per l’umanità? Il paragone coi cavalli svela un futuro che non immagini
Indice dei Contenuti:
Impatto dell’automazione su mansioni e ore lavorate
Goldman Sachs stima che l’AI possa automatizzare circa il 25% delle ore lavorate, rimodellando compiti e processi più che ruoli interi. La sostituzione non sarà uniforme: le mansioni ripetitive e codificabili risultano più esposte, mentre le attività che richiedono giudizio, interazione complessa e responsabilità normativa restano più resilienti. La previsione di base ipotizza un +15% di produttività del lavoro guidato dall’AI, con impatti differenziati per settore e seniority.
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Gli analisti Joseph Briggs e Sarah Dong collegano i guadagni di produttività ai precedenti cicli tecnologici, stimando che il 6-7% delle mansioni venga effettivamente sostituito durante l’adozione. Il baricentro dell’automazione si sposta dalle attività fisiche a quelle cognitive standardizzate: redazione di bozze, analisi dati di routine, assistenza clienti di primo livello. Le funzioni che integrano creatività, supervisione e problem solving rimangono complementari all’AI.
Nei contesti ad alta intensità informativa, l’AI riduce i tempi operativi su segmenti specifici del flusso di lavoro (ricerca, sintesi, controllo qualità), liberando ore da riallocare su compiti a maggior valore. Nei settori regolamentati, i vincoli di compliance rallentano la piena sostituibilità, favorendo modelli “human-in-the-loop”. L’effetto netto sulle ore dipende dalla velocità di adozione, dagli investimenti in upskilling e dall’integrazione con sistemi legacy: dove l’implementazione è matura, prevale la compressione delle ore; altrove domina l’efficienza incrementale senza tagli immediati.
Disoccupazione di transizione e riallocazione della forza lavoro
La fase di adozione dell’AI comporterà un aumento temporaneo della disoccupazione: Goldman Sachs prevede un picco lordo di circa 0,6 punti percentuali, equivalente a circa 1 milione di persone. La perdita diretta riguarda il 6-7% delle mansioni durante il rollout, coerente con la correlazione storica tra salti di produttività e contrazione dell’occupazione in specifici compiti.
Il fenomeno si concentra dove le attività sono standardizzabili e facilmente documentabili, generando eccedenze di profili operativi. La riallocazione dipende dalla velocità con cui imprese e lavoratori attivano reskilling e spostano ore verso compiti complementari all’automazione.
Gli effetti non sono omogenei: i settori regolamentati e le funzioni con responsabilità fiduciaria mostrano inerzia occupazionale maggiore, grazie a modelli “human-in-the-loop” e a barriere di compliance. Altrove, l’efficienza liberata si traduce in compressione di ore o in riassorbimento su attività a maggior valore, in base alla maturità dei processi e agli investimenti in adozione.
La gestione della transizione richiede strumenti mirati: mappatura delle competenze esposte, percorsi di upskilling rapidi, incentivi all’integrazione di sistemi legacy con nuovi modelli. La politica attiva del lavoro deve facilitare la mobilità intersettoriale, riducendo il tempo di frizione tra uscita e reimpiego.
La dinamica attesa non configura uno shock permanente: la spinta al +15% di produttività indicata dagli analisti Joseph Briggs e Sarah Dong crea lo spazio economico per assorbire i lavoratori, purché la riallocazione avvenga in parallelo al dispiegarsi dei guadagni di efficienza.
In assenza di interventi, il rischio principale non è l’eliminazione netta dei posti, ma la stagnazione di profili non riqualificati in segmenti di bassa domanda, con effetti ciclici sulla partecipazione e sui salari reali.
FAQ
D: Quanto può salire la disoccupazione durante l’adozione dell’AI?
R: Fino a circa 0,6 punti percentuali, pari a circa 1 milione di lavoratori in più in cerca di impiego.
D: Quante mansioni rischiano la sostituzione nella fase iniziale?
R: Tra il 6% e il 7% delle mansioni durante il periodo di adozione.
D: Quali attività risultano più esposte alla transizione?
R: Compiti standardizzabili e documentabili, come routine cognitive e supporto di primo livello.
D: Dove la sostituibilità è più lenta?
R: In settori regolamentati e funzioni con responsabilità fiduciaria, per vincoli di compliance e controllo umano.
D: Che ruolo ha l’upskilling nella riallocazione?
R: È decisivo per spostare rapidamente i lavoratori verso attività complementari all’AI.
D: La produttività attesa può assorbire l’impatto occupazionale?
R: Sì, l’incremento stimato del 15% crea margini per il riassorbimento se accompagnato da politiche attive.
D: Qual è la fonte giornalistica citata per le stime?
R: Le analisi provengono da Goldman Sachs e sono state riportate da Fortune.com.
Nuove professioni e crescita trainata dall’innovazione
Le evidenze storiche indicano che il cambiamento tecnologico apre spazi occupazionali inattesi: oggi solo il 40% dei lavoratori opera in ruoli presenti 85 anni fa, segnale che l’innovazione riconfigura la domanda di competenze più di quanto la contragga. La transizione innescata dall’AI segue lo stesso schema: alla sostituzione di mansioni ripetitive corrisponde l’emersione di attività ad alto contenuto cognitivo, creativo e di orchestrazione dei sistemi.
Secondo Goldman Sachs, l’aumento di produttività (+15%) alimenta nuova occupazione in filiere prima inesistenti. Più di 6 milioni di addetti svolgono oggi professioni informatiche nate negli ultimi 30-40 anni; altri 8-9 milioni si sono inseriti in ecosistemi abilitati dal digitale come gig economy, e-commerce, content creation e videogiochi.
Questo pattern suggerisce la nascita di ruoli centrati su supervisione algoritmica, governance dei dati, sicurezza, compliance e progettazione di flussi “human-in-the-loop”. Crescono anche funzioni di prodotto e servizi che integrano modelli generativi in customer care, marketing e R&D, con richieste di competenze ibride tra dominio, analisi e controllo qualità.
La leva di crescita dipende dalla rapidità con cui imprese e lavoratori convertono l’efficienza in nuovi servizi monetizzabili. Là dove si investe in upskilling e integrazione tecnologica, l’AI non solo rimpiazza compiti a basso valore, ma espande mercati e crea occupazione lungo catene di fornitura, distribuzione e contenuti.




