Accise carburante guida pratica al meccanismo mobile che abbassa i prezzi

Accise mobili sui carburanti: cosa decide oggi il governo Meloni
Il governo Meloni valuta oggi un decreto legge per frenare i forti rincari di benzina e diesel in Italia. I prezzi alla pompa, dopo l’inizio della guerra in Iran, sono saliti oltre 1,78 euro per la benzina e quasi 1,97 euro per il diesel.
La misura al centro del dibattito è l’introduzione delle accise mobili, previste da una legge del 2007 e aggiornate nel 2023, pensate per sterilizzare il maggior gettito IVA quando le quotazioni del greggio si impennano.
Il tema è cruciale per automobilisti, autotrasportatori e conti pubblici: l’esecutivo deve bilanciare sollievo immediato ai consumatori e sostenibilità del bilancio statale, in un contesto di prezzi legati ai mercati internazionali e non comprimibili per decreto.
In sintesi:
- Benzina e diesel in forte aumento dopo l’escalation militare in Iran.
- Il governo valuta accise mobili per contenere il prezzo finale alla pompa.
- Strumento già previsto per sterilizzare il maggior gettito IVA sui carburanti.
- Resta il nodo del costo per lo Stato e della sostenibilità nel tempo.
Struttura del prezzo e meccanismo delle accise mobili
Il prezzo del carburante in Italia deriva da tre componenti: costo del greggio, margine industriale (raffinazione, logistica, utile delle compagnie) e imposte.
La parte fiscale è tra le più pesanti in Europa e si compone di accise fisse e IVA al 22% applicata sull’intero prezzo, accise incluse. Da gennaio le accise sono uguali per benzina e diesel: 67,29 centesimi al litro.
Con i prezzi medi di ieri, le imposte rappresentano circa il 46% del costo della benzina e il 41,6% di quello del diesel; quando il prezzo industriale scende, il peso percentuale del fisco arriva anche ai due terzi.
Le accise mobili consentono di ridurre automaticamente le accise quando il prezzo supera una soglia fissata dal decreto, usando il maggior gettito IVA generato dai rincari.
In pratica, lo Stato rinuncia a parte delle entrate da accise per evitare che il prezzo superi un livello ritenuto socialmente insostenibile, mantenendo però un gettito complessivo più stabile.
La fissazione delle soglie non è automatica: va definita politicamente, e da essa dipende sia l’impatto sui prezzi sia il costo per l’erario.
Soglie, costi per lo Stato e limiti di sostenibilità
La scelta della soglia-limite è il vero punto politico.
Se, ad esempio, il tetto per il diesel fosse fissato a 1,80 euro al litro, con un prezzo medio di 1,972 euro, le accise andrebbero ridotte di circa 14,10 centesimi, scendendo a 53,19 centesimi.
L’andamento diventerebbe giornaliero e dipendente dalle quotazioni di mercato, rendendo più complessa la programmazione di bilancio.
Nel 2025 il gettito delle accise sui carburanti è stimato intorno ai 37 miliardi di euro.
La parificazione tra benzina e diesel dovrebbe portare nel 2026 maggiori entrate tra 500 milioni e 1 miliardo; in media, ogni centesimo di accisa vale circa 550 milioni l’anno (680 milioni includendo l’IVA).
Un taglio di 10 centesimi per un solo mese costerebbe oltre 560 milioni; 20 centesimi supererebbero 1,13 miliardi, raddoppiando la cifra se prorogati a due mesi.
Le accise mobili garantiscono un tetto al prezzo, ma rendono incerto il costo totale per lo Stato.
Se il prezzo al netto delle imposte salisse a 1,50 euro, per mantenere il diesel a 1,80 servirebbe una riduzione di quasi 43 centesimi, oltre due terzi delle accise attuali: scenario difficilmente sostenibile.
Nel 2022, con la guerra in Ucraina, il governo scelse invece un taglio forfetario di 25 centesimi, misura semplice da contabilizzare ma non legata all’andamento dei mercati.
Prospettive per automobilisti, conti pubblici e politica energetica
L’eventuale decreto sulle accise mobili segnerà la linea del governo Meloni tra tutela del potere d’acquisto e prudenza di finanza pubblica.
Con prezzi legati alle tensioni geopolitiche e alla volatilità del greggio, nessun intervento fiscale può azzerare gli aumenti senza costi rilevanti.
Nel medio periodo, la pressione sui carburanti rilancia il tema della diversificazione energetica, dell’elettrificazione del parco auto e del potenziamento del trasporto pubblico.
Gli operatori attendono regole stabili, mentre consumatori e imprese guardano all’esito del Consiglio dei ministri odierno come primo banco di prova della strategia del governo sui carburanti.
FAQ
Cosa sono le accise mobili sui carburanti in Italia?
Le accise mobili sono un meccanismo che riduce le accise quando il prezzo dei carburanti supera una soglia fissata dal governo, usando il maggior gettito IVA.
Quanto pesano oggi tasse e accise su benzina e diesel?
Attualmente le imposte pesano circa il 46% sul prezzo medio della benzina e il 41,6% su quello del diesel, includendo accise e IVA.
Quanto costa allo Stato un taglio di 10 centesimi di accise?
Un taglio di 10 centesimi sulle accise per un solo mese comporta un costo superiore a 560 milioni di euro per lo Stato.
Il governo può imporre per legge un prezzo massimo ai carburanti?
No, il governo non può fissare liberamente i prezzi: questi seguono le quotazioni internazionali del greggio, salvo interventi fiscali su accise e IVA.
Da quali fonti è stata elaborata questa analisi sui carburanti?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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