Abi segnala nuovo calo dei crediti deteriorati a 28 miliardi

Andamento dei crediti deteriorati nel sistema bancario italiano
I crediti deteriorati netti delle banche italiane sono scesi a 28,3 miliardi di euro a dicembre 2025, segnando un nuovo minimo strutturale per il sistema del credito nazionale. Il dato, diffuso dall’Abi, conferma il progressivo miglioramento della qualità del portafoglio prestiti rispetto ai picchi del passato e rappresenta un indicatore chiave della solidità patrimoniale degli intermediari. In un contesto di tassi ancora elevati e rallentamento congiunturale, il calo degli Npl netti assume rilievo per la stabilità finanziaria e per la capacità delle banche di sostenere famiglie e imprese con nuovo credito sano.
La dinamica va letta alla luce delle politiche di derisking, della regolamentazione europea e delle strategie di cessione e gestione degli attivi problematici messe in campo dal settore dal 2015 in avanti.
Livello dei crediti deteriorati netti a fine 2025
A dicembre 2025 i crediti deteriorati netti – sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute e/o sconfinanti al netto di svalutazioni e accantonamenti – ammontavano a 28,3 miliardi di euro, in calo rispetto ai 30 miliardi di settembre 2025 e ai 31,3 miliardi di dicembre 2024.
Su base annua il rientro è quindi di circa 3 miliardi, a conferma di un trend di riduzione costante, nonostante il contesto macroeconomico più complesso rispetto agli anni di forte espansione monetaria.
Il dato conferma l’efficacia delle politiche di gestione attiva degli Npl da parte del sistema bancario italiano.
Confronto con il picco storico del 2015
Rispetto al massimo storico di 196,3 miliardi di crediti deteriorati netti registrato nel 2015, la riduzione complessiva è di circa 168 miliardi di euro.
Si tratta di un ridimensionamento strutturale del rischio di credito, legato sia alle cessioni massicce di portafogli deteriorati sia a processi di recupero più efficienti e a criteri di erogazione più prudenziali.
Il sistema bancario risulta oggi molto meno esposto a shock su specifici settori o aree geografiche rispetto alla fase acuta post-crisi del debito sovrano.
Indicatori di qualità del credito e rischi residui
Oltre ai volumi assoluti, il rapporto fra crediti deteriorati e impieghi totali resta un indicatore essenziale per valutare la resilienza delle banche italiane. A dicembre 2025 la quota di Npl netti sul totale dei crediti si è attestata su livelli storicamente molto contenuti, evidenziando un allineamento crescente agli standard medi europei.
La progressiva normalizzazione del rischio di credito riduce il fabbisogno di accantonamenti futuri e libera capitale per nuova finanza all’economia reale, pur in presenza di rischi connessi al rallentamento della crescita e al perdurare di costi di finanziamento elevati.
Rapporto Npl netti/impieghi totali in miglioramento
A fine 2025 i crediti deteriorati netti rappresentavano l’1,34% dei crediti complessivi, in calo dall’1,43% di settembre 2025 e dall’1,51% di dicembre 2024.
Nel 2015 lo stesso indicatore toccava il 9,8%, fotografando una situazione di forte tensione per la qualità degli attivi bancari.
La discesa sotto il 2% colloca oggi il sistema italiano su livelli coerenti con un profilo di rischio moderato, in linea con le richieste delle autorità di vigilanza europee.
Implicazioni per stabilità finanziaria e credito all’economia
Un livello contenuto di Npl netti contribuisce a ridurre la volatilità degli utili bancari e a rafforzare la fiducia di investitori e depositanti.
Minori perdite attese su crediti consentono alle banche di destinare più capitale alla concessione di nuovi prestiti, sostenendo investimenti produttivi e consumi, a parità di requisiti prudenziali.
La solidità del portafoglio crediti è inoltre un fattore rilevante per il costo di raccolta sui mercati all’ingrosso, con effetti indiretti sulle condizioni applicate a famiglie e imprese.
Fattori strutturali e prospettive di vigilanza
La trasformazione del profilo di rischio del sistema bancario italiano è il risultato combinato di interventi regolamentari, strategie di de-risking e miglioramenti nei processi interni di gestione del credito. Il monitoraggio dei crediti deteriorati rimane tuttavia centrale nell’agenda delle autorità di vigilanza, in un quadro segnato da incertezze macroeconomiche, transizione energetica e digitalizzazione dei modelli di business bancari.
Il mantenimento di livelli contenuti di Npl richiederà disciplina nei criteri di erogazione e capacità di intercettare tempestivamente segnali di peggioramento della solvibilità dei debitori.
Ruolo delle politiche di derisking e della regolamentazione
Dalla metà degli anni 2010, linee guida della Bce e della Vigilanza bancaria europea hanno incentivato la riduzione degli Npl tramite cessioni, cartolarizzazioni e piattaforme di gestione specializzate.
Gli intermediari italiani hanno adottato strategie strutturate di pulizia di bilancio, rafforzato le unità di credito deteriorato e introdotto metriche avanzate di early warning.
Questi interventi hanno reso più trasparente la qualità degli attivi e favorito una maggiore comparabilità con i sistemi bancari di altri Paesi Ue.
Prospettive in uno scenario di tassi alti e crescita debole
Il permanere di tassi elevati e una crescita moderata aumentano il rischio di nuove tensioni su famiglie e imprese più indebitate, con possibili effetti sul flusso di nuovi Npl.
Le banche dovranno bilanciare l’esigenza di sostenere il credito con un attento presidio del rischio, soprattutto nei comparti ciclici e nelle Pmi più esposte a shock di liquidità.
La qualità del portafoglio crediti resterà quindi un indicatore osservato con particolare attenzione da autorità di vigilanza e investitori istituzionali.
FAQ
Cosa sono i crediti deteriorati netti
I crediti deteriorati netti includono sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute e/o sconfinanti al netto delle svalutazioni e degli accantonamenti già registrati dalle banche.
Rappresentano quindi la componente di rischio residua sui prestiti problematici.
Quanto valgono i crediti deteriorati netti a dicembre 2025
A dicembre 2025 i crediti deteriorati netti delle banche italiane ammontavano a 28,3 miliardi di euro, in calo rispetto ai 30 miliardi di settembre 2025 e ai 31,3 miliardi di dicembre 2024.
Qual è il rapporto tra Npl netti e crediti totali
Alla fine del 2025 i crediti deteriorati netti rappresentavano l’1,34% dei crediti totali, in miglioramento rispetto all’1,43% di settembre 2025 e all’1,51% di dicembre 2024.
Come si confrontano i dati attuali con il 2015
Nel 2015 i crediti deteriorati netti avevano raggiunto 196,3 miliardi di euro, pari al 9,8% dei crediti totali, contro i 28,3 miliardi e l’1,34% di fine 2025.
Perché la riduzione degli Npl è importante per le banche
Meno Npl significano minori perdite attese, saldo patrimoniale più solido, maggior capacità di erogare credito e migliore percezione di affidabilità da parte di mercati e risparmiatori.
Qual è il ruolo della vigilanza europea sugli Npl
Le autorità europee, inclusa la Bce, fissano linee guida e aspettative su livelli e gestione degli Npl, spingendo le banche a ridurre i portafogli deteriorati e a rafforzare controlli e accantonamenti.
Quali rischi restano per la qualità del credito
Tassi alti, crescita debole e shock settoriali possono incrementare le difficoltà di rimborso di famiglie e imprese, generando nuovi flussi di crediti deteriorati se non gestiti con anticipo.
Qual è la fonte dei dati sui crediti deteriorati
I dati su volumi e rapporti dei crediti deteriorati netti citati nell’articolo provengono dal rapporto mensile dell’Abi e dall’analisi originariamente diffusa da ANSA.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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