Usa bombardano il Venezuela: strage di civili, escalation improvvisa scuote gli equilibri regionali
Conseguenze sullapopolazione civile
Caracas e gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira hanno registrato un impatto diretto sui civili in seguito ai raid notturni. Il ministro degli Esteri Yvan Gil ha confermato la presenza di morti e feriti tra la popolazione, oltre a danni a strutture non militari. L’interruzione dell’energia elettrica ha colpito ampie aree della capitale, generando un blackout che ha spinto molti residenti a riversarsi in strada nel panico, mentre le esplosioni scuotevano i quartieri centrali e periferici. Le prime stime, ancora in fase di verifica, indicano un bilancio in evoluzione con ricoveri d’urgenza negli ospedali cittadini e trasferimenti verso strutture nei centri limitrofi, in un contesto di pressione crescente sui servizi sanitari.
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Nelle vicinanze di obiettivi colpiti come il porto di La Guaira, il palazzo presidenziale di Miraflores, il Parlamento, il ministero della Difesa e l’aeroporto della Carlota, l’onda d’urto ha danneggiato edifici residenziali, attività commerciali e vie di comunicazione, con vetri infranti, facciate lesionate e interruzioni delle linee telefoniche. Le immagini diffuse dalla televisione di Stato mostrano famiglie evacuate in fretta, mezzi di soccorso tra le macerie leggere e posti di blocco per delimitare le aree a rischio. Il traffico è stato deviato in più punti e alcune scuole hanno sospeso le attività per motivi di sicurezza.
Fonti locali riferiscono di una notte segnata da almeno sette deflagrazioni principali, udite in diversi municipi della capitale, e di una circolazione continua di elicotteri e velivoli a bassa quota. In diverse zone sono state attivate squadre di emergenza per assistere i feriti e verificare la stabilità degli edifici. Le infrastrutture petrolifere risultano operative, ma nei quartieri prossimi ai siti simbolici colpiti la vita quotidiana è stata stravolta, con code ai distributori, acquisti di emergenza e difficoltà nell’accesso a farmaci e beni essenziali.
Le autorità venezuelane chiedono alla comunità internazionale di riconoscere l’impatto sui civili e sollecitano corridoi umanitari per interventi mirati. Nel frattempo, la presenza in strada del ministro dell’Interno Diosdado Cabello, con equipaggiamento protettivo, segnala l’innalzamento del livello di allerta in città e la priorità assegnata alla sicurezza dei residenti e al ripristino dei servizi essenziali.
Dettagli delloperazione militare statunitense
L’azione è scattata poco prima delle 2 locali, con il cielo di Caracas solcato da velivoli ed elicotteri e una sequenza di almeno sette esplosioni ad alta intensità. Secondo ricostruzioni convergenti, la missione ha combinato incursioni aeree su obiettivi politico-istituzionali e nodi logistici con un impiego coordinato di assetti delle forze speciali. Nel perimetro urbano e lungo l’asse costiero verso La Guaira i bersagli hanno incluso installazioni militari, infrastrutture di supporto e sedi simboliche del potere.
Fonti statunitensi citate dalla stampa internazionale indicano il coinvolgimento della Delta Force e del 160th Special Operations Aviation Regiment, i cosiddetti Night Stalkers, già noti per l’uso di piattaforme ad ala rotante come Chinook, Black Hawk e Little Bird in configurazione modificata per operazioni clandestine. A supporto sarebbe stato predisposto il dispiegamento di almeno dieci aeromobili CV-22 e di ulteriori velivoli per risposta rapida, con funzionalità di infiltrazione, esfiltrazione e copertura elettronica, nel caso di complicazioni durante l’azione sul terreno.
Le traiettorie dei raid hanno privilegiato la sorpresa e la saturazione iniziale: mentre gli aerei effettuavano passaggi a bassa quota, si sono verificati blackout in alcune aree della capitale, compatibili con attacchi a sottostazioni o con misure di guerra elettronica volte a ridurre la capacità di reazione. Nel mirino sono finiti il palazzo di Miraflores, il Parlamento, il ministero della Difesa, l’aeroporto della Carlota e il porto di La Guaira, con danneggiamenti localizzati e ricadute sulla mobilità e sui flussi logistici. Colpito anche il mausoleo dedicato a Hugo Chávez, sito ad alto valore simbolico. Le infrastrutture petrolifere risultano non interessate dall’azione e continuano a operare.
In parallelo, sul terreno si sono visti movimenti coordinati di unità di sicurezza locali e una presenza rafforzata di figure di vertice del governo. Il ministro dell’Interno Diosdado Cabello è stato ripreso nelle strade della capitale con equipaggiamento protettivo, mentre i posti di blocco delimitavano le aree sensibili e i corridoi tattici. Da parte statunitense non si registrano perdite, secondo le prime indicazioni. Il conteggio delle vittime in Venezuela resta in aggiornamento, con una valutazione ancora in corso da parte delle autorità.
La pianificazione dell’operazione, riferiscono media statunitensi, è stata preceduta da mesi di addestramento in prossimità del teatro operativo. La scelta di impiegare componenti aeromobili d’élite, integrate con piattaforme a lungo raggio, suggerisce un obiettivo di decapitazione e disarticolazione delle capacità di comando, minimizzando l’esposizione delle truppe e massimizzando la rapidità d’azione. Le evidenze raccolte sul campo indicano una finestra operativa ristretta, un’elevata sincronizzazione tra assetti e un impiego mirato di potenza per neutralizzare infrastrutture chiave senza interrompere il ciclo energetico nazionale.
Reazioni internazionali e narrative contrapposte
Il ministro degli Esteri Yvan Gil ha denunciato un’azione “sproporzionata e codarda”, attribuendo agli Stati Uniti la responsabilità diretta di vittime tra civili e militari e di danni ad asset strategici e simbolici. La linea ufficiale di Caracas insiste sull’illegittimità del raid e sollecita una condanna esplicita da parte della comunità internazionale, richiamando i principi della Carta delle Nazioni Unite e il divieto dell’uso unilaterale della forza. In parallelo, il ministro dell’Interno Diosdado Cabello ha definito l’operazione “codarda”, apparendo nelle strade della capitale con equipaggiamento protettivo per ribadire continuità dell’ordine pubblico e capacità di risposta.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha riferito di vittime tra i civili, rafforzando il quadro di allarme umanitario. La stampa internazionale, tra cui il New York Times, ha segnalato un numero non precisato di morti e feriti, con un bilancio in aggiornamento. Sul fronte statunitense, le prime indicazioni parlano di assenza di perdite tra i militari impegnati nell’operazione, mentre fonti citate dal Wall Street Journal descrivono un dispiegamento significativo di mezzi aeromobili e forze speciali, a sostegno di una narrativa operativa incentrata su obiettivi militari e infrastrutturali.
Il governo venezuelano mette in evidenza la natura simbolica di alcuni bersagli, tra cui il mausoleo di Hugo Chávez, e collega l’azione alla presunta volontà statunitense di incidere sulle leve economiche del paese, pur rilevando che le infrastrutture petrolifere non sono state colpite e restano operative. Da parte sua, Washington rivendica un profilo tattico ad alta precisione, con l’impiego di asset delle forze speciali per ridurre l’esposizione e colpire nodi di comando e logistica. La coesistenza di queste narrazioni delinea una frattura netta tra l’accusa di violazione della sovranità e la giustificazione della necessità operativa.
Nelle prime ore successive ai raid si sono moltiplicate le richieste di attivazione di meccanismi multilaterali di monitoraggio e verifica dei danni, incluse istanze per missioni di accertamento indipendenti. Le autorità di Caracas invitano a riconoscere l’impatto sui civili e chiedono corridoi umanitari, mentre le capitali regionali osservano con attenzione l’evolversi del quadro di sicurezza. Il lessico della condanna, della deterrenza e della proporzionalità si impone nelle comunicazioni ufficiali, in un contesto in cui immagini di esplosioni, blackout e presidi armati alimentano il ciclo informativo e consolidano posizioni già polarizzate.
FAQ
- Che cosa è successo in Venezuela durante i raid notturni?
I raid hanno colpito obiettivi istituzionali e logistici a Caracas e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira, causando vittime e danni a strutture civili e militari. - Chi ha rivendicato la responsabilità dell’operazione militare?
Fonti statunitensi, tramite media come il Wall Street Journal e il New York Times, attribuiscono l’azione a unità delle forze speciali, tra cui Delta Force e Night Stalkers. - Qual è il bilancio delle vittime finora noto?
Le autorità venezuelane parlano di morti e feriti tra civili e militari; il bilancio è in aggiornamento e non è stato ancora quantificato con precisione. - Quali obiettivi sono stati colpiti a Caracas?
Tra i bersagli figurano il palazzo di Miraflores, il Parlamento, il ministero della Difesa, l’aeroporto della Carlota, il porto di La Guaira e il mausoleo di Hugo Chávez. - Le infrastrutture petrolifere sono state interessate?
No, secondo le informazioni disponibili le strutture petrolifere non risultano colpite e continuano a operare. - Quali sono le principali reazioni internazionali?
Caracas chiede la condanna dell’azione e corridoi umanitari; media statunitensi evidenziano la natura mirata dell’operazione, mentre leader regionali, come Gustavo Petro, segnalano vittime civili.




