Milano Cortina, esplode la mania dei pins richiesti anche nei locali

Olimpiadi Milano Cortina 2026 e fenomeno del pin trading
Alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 la competizione non si gioca solo tra sci, snowboard, freestyle, curling, pattinaggio e hockey. Accanto alle gare ufficiali, il pin trading è diventato un rituale identitario che attraversa villaggi, venue e aree media, trasformando le spillette in un linguaggio visivo condiviso. Atleti, volontari, delegazioni, giornalisti e appassionati scambiano pins personalizzate per raccontare appartenenza, storia e cultura sportiva.
Ogni spilla rappresenta una micro-narrazione olimpica: una federazione, una disciplina, un territorio, una mascotte. L’obiettivo è collezionarne il maggior numero possibile, spesso agganciandole ai pass accrediti, che si trasformano in veri archivi mobili dei Giochi. Così, da un impianto all’altro, è autentica pins-mania.
Come funziona lo scambio di pins alle Olimpiadi
Il pin trading segue regole non scritte: si scambia tra pari, evitando squilibri troppo marcati tra pezzi comuni e edizioni rare. Le pins delle federazioni meno rappresentate, dei piccoli comitati nazionali o dei ruoli ufficiali sono tra le più richieste.
Nelle venue di Milano Cortina 2026 esistono zone dedicate dove i collezionisti si ritrovano per mostrare tavole, raccoglitori e set completi. Molti atleti arrivano con forniture preparate ad hoc dai rispettivi comitati olimpici, proprio per rispondere alle richieste degli appassionati. Il pass pieno di pins diventa status symbol e memoria tangibile dei contatti avuti durante i Giochi.
Lo scambio, nella prassi, è anche strumento di relazione: spesso nasce una conversazione, una foto, un racconto dietro ogni piccola spilla ceduta o ricevuta.
Il ruolo di brand, sponsor e federazioni nel pin trading
Per brand e sponsor ufficiali dei Giochi, le spillette sono un potente strumento di engagement. Molti partner organizzano punti dedicati al pin trading, con distribuzione gratuita o vendita di serie limitate.
I Comitati Olimpici Nazionali preparano set esclusivi per le proprie delegazioni, con varianti per atleti, staff tecnico, dirigenti. Alcune federazioni sportive lanciano collezioni tematiche legate a mascotte, discipline o ricorrenze storiche.
Questa stratificazione crea un ecosistema di rarità e desiderabilità che alimenta la ricerca del “pezzo mancante”. Al tempo stesso, l’uso di pins diventa leva di branding territoriale, poiché molte spilline valorizzano simboli locali, paesaggi o monumenti iconici delle aree olimpiche.
Origini storiche del pin trading olimpico
Il fenomeno del pin trading nasce da esigenze pratiche e si evolve in rito sociale. Nelle prime edizioni delle Olimpiadi moderne, piccoli cartoncini o supporti metallici colorati servivano a distinguere atleti, giudici e addetti ai lavori. Con il tempo questi segni di riconoscimento si trasformano in vere spillette, fino a diventare oggetti da collezione.
Le prime spille strutturate compaiono a Londra 1908, ma è a Parigi 1924, con il primo Villaggio Olimpico, che lo scambio sistematico di pins prende forma. Quando atleti di Paesi diversi iniziano a condividere spazi e quotidianità, le spillette diventano gesto spontaneo di amicizia.
Da Londra 1908 a Parigi 1924: nascita di un rituale
A Londra 1908 le spillette cominciano a essere prodotte come distintivi ufficiali, con loghi e scritte riconoscibili. La funzione resta prevalentemente identificativa, ma gli oggetti iniziano a circolare oltre il singolo ruolo.
Con Parigi 1924 e l’introduzione del Villaggio Olimpico, il contatto quotidiano tra delegazioni cambia la scala del fenomeno. Gli atleti notano le diverse pins, confrontano simboli, colori, stemmi nazionali e iniziano a scambiarle in modo informale.
Da semplice supporto tecnico, la spilla diventa così strumento relazionale e ricordo personale: ogni scambio suggella un incontro, una conversazione, un momento condiviso nell’esperienza a cinque cerchi.
Dall’amicizia tra atleti al collezionismo globale
Nel dopoguerra, con la crescente copertura mediatica dei Giochi, lo scambio di pins esce dagli spazi ristretti tra atleti e addetti ai lavori, coinvolgendo anche giornalisti e pubblico.
Alle edizioni più recenti, si registrano migliaia di modelli diversi per singola Olimpiade, tra ufficiali, commemorativi, promozionali, locali. Il collezionismo si struttura: nascono community internazionali, cataloghi non ufficiali, scambi organizzati online.
Parallelamente il CIO e i comitati organizzatori riconoscono il valore identitario del fenomeno, integrandolo in programmi culturali e attività per i tifosi. Il pin trading diventa elemento stabile dell’ecosistema olimpico, ponte tra generazioni e Paesi.
Le pins più rare di Milano Cortina 2026
Nel contesto di Milano Cortina 2026, accanto alle pins ufficiali e alle serie dei partner, alcune spillette emergono per valore storico e scarsità. Tra queste spiccano quelle dedicate alle mascotte Milo e Tina, le edizioni speciali delle singole venue e, soprattutto, la spilla riservata ai tedofori che hanno accompagnato il viaggio della fiamma olimpica.
Il collezionismo si concentra su pezzi con tirature limitate, forte carica simbolica o legame diretto con momenti iconici del percorso verso i Giochi.
La pin dei tedofori: un oggetto da museo
La spilla dei tedofori di Milano Cortina 2026 è considerata uno dei pezzi più ricercati di questa edizione. Si tratta di una pin blu con il logo ufficiale, progettata con lo stesso diametro della Torcia “Essential”.
Viene consegnata esclusivamente a chi ha portato la fiamma olimpica, rendendola di fatto inaccessibile agli scambi ordinari. La tiratura limitata e l’associazione diretta con uno dei rituali più riconoscibili dei Giochi ne fanno un oggetto da collezione con valore storico immediato.
Per molti collezionisti, questa pin rappresenta una sintesi perfetta tra design, esclusività e significato simbolico del percorso della torcia attraverso territori e comunità ospitanti.
La cultura delle pins tra Livigno, Bormio e le località olimpiche
Da Milano a Cortina, passando per Bormio e Livigno, il pin trading permea anche l’economia locale. In Valtellina, numerosi esercizi hanno sostituito i tradizionali salvadanai per le mance con contenitori dedicati alle pins: il messaggio ai clienti è chiaro, “Fateci un regalo. Lasciate qui le pins del vostro Paese”.
Questa pratica crea micro-collezioni pubbliche che raccontano la geografia dei visitatori, trasformando bar, rifugi e ristoranti in piccoli musei effimeri delle delegazioni in transito.
L’iniziativa rafforza il legame tra comunità ospitanti e universo olimpico, aggiungendo una dimensione partecipativa dal basso al grande racconto ufficiale dei Giochi. Un aspetto colto sul campo anche dal lavoro del giornalista Michele Antonelli, inviato a Livigno.
FAQ
Cosa si intende per pin trading alle Olimpiadi
È lo scambio di spillette ufficiali e non ufficiali tra atleti, volontari, media e tifosi, diventato parte integrante dell’esperienza olimpica.
Perché le spillette olimpiche sono così ricercate
Rappresentano delegazioni, discipline, mascotte e luoghi dei Giochi, con tirature spesso limitate che le rendono oggetti da collezione.
Quando è iniziata la tradizione del pin trading
Le prime spille compaiono a Londra 1908, ma lo scambio sistematico tra atleti nasce nel Villaggio Olimpico di Parigi 1924.
Chi produce le pins olimpiche ufficiali
Comitati organizzatori, CIO, Comitati Olimpici Nazionali, sponsor e brand accreditati, ognuno con proprie serie e grafiche.
Come si riconoscono le pins più rare di Milano Cortina 2026
Per tiratura, destinatari limitati (come i tedofori), presenza di elementi ufficiali e collegamento a momenti simbolici dei Giochi.
Il pin trading è regolato da norme ufficiali
Esistono linee guida del movimento olimpico sull’uso dei loghi, ma lo scambio tra persone segue regole informali di equità e rispetto.
Che ruolo hanno le località come Livigno e Bormio nel fenomeno pins
Ospitano tifosi e delegazioni, promuovendo iniziative creative come raccoglitori di pins nei locali per costruire collezioni condivise.
Da quale fonte è tratta la descrizione delle pins a Milano Cortina
Le informazioni sono rielaborate da un articolo firmato dal giornalista Michele Antonelli, inviato a Livigno per Adnkronos.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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