Sigarette elettroniche: la stretta fiscale spinge gli italiani a tornare al tabacco, rischio boom consumi

Effetti fiscali e spostamento dei consumi
Cina ha riallineato nel 2022 la tassazione delle sigarette elettroniche a quella dei prodotti combusti, determinando un incremento netto dei prezzi al consumo e una rapida contrazione dell’uso delle e-cig. Il monitoraggio prospettico di dieci mesi condotto dai ricercatori Tingzhong Yang, Sihui Peng e Randall R. Cottrell indica che, a cinque mesi dall’entrata in vigore dell’imposta, circa un terzo del campione aveva cessato il vaping; a dieci mesi, oltre due terzi non utilizzavano più dispositivi elettronici a nicotina.
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Il ridimensionamento del mercato delle e-cig, tuttavia, si è accompagnato a un effetto sostituzione di ampia portata: una quota maggioritaria di ex utilizzatori — circa tre quarti di chi ha abbandonato il vaping — ha iniziato o ripreso a consumare sigarette tradizionali. La dinamica dei prezzi è il driver principale di questo spostamento: pur con l’aumento fiscale sulle e-cig, il tabacco combusto rimane mediamente più conveniente, inducendo i consumatori sensibili al prezzo a orientarsi verso l’alternativa economicamente più accessibile, sebbene più nociva.
Il processo di sostituzione non è stato lineare ma progressivo, coerente con l’inasprimento dei costi percepiti e con l’erosione della convenienza del vaping. In parallelo, tra i persistenti utilizzatori di e-cig è emerso un incremento dell’intensità d’uso, segnale di una possibile concentrazione del consumo in sottogruppi con maggiore dipendenza o minore elasticità al prezzo. Questo quadro indica che un intervento fiscale mirato esclusivamente sui prodotti a rischio ridotto può ridurre la diffusione delle e-cig senza diminuire il ricorso alla nicotina, riallocando la domanda verso il tabacco combusto e attenuando i potenziali benefici per la salute pubblica.
Impatto sui comportamenti e percezioni sociali
Dopo l’inasprimento fiscale, i modelli d’uso hanno mostrato cambiamenti netti non solo in termini quantitativi ma anche nelle dinamiche sociali che circondano il consumo di nicotina. Tra gli adulti monitorati, la frequenza di impiego delle sigarette elettroniche è diminuita, ma tra i perseveranti si è osservato un uso più intenso e concentrato, indice di una maggiore dipendenza o di una minore sensibilità al prezzo in segmenti specifici della popolazione. Il dato suggerisce una redistribuzione del consumo: meno utenti complessivi, ma con pattern più regolari e compatti tra i rimanenti.
In parallelo, l’ambiente sociale è diventato più restrittivo: amici, colleghi e pari hanno espresso atteggiamenti progressivamente meno favorevoli nei confronti del vaping, contribuendo a una minore accettabilità del comportamento in contesti condivisi. Questa trasformazione del clima relazionale ha agito da ulteriore freno all’uso delle e-cig, amplificando l’effetto della leva di prezzo e riducendo le occasioni di consumo in spazi informali e lavorativi.
Un elemento rilevante è la contrazione dell’esposizione alla pubblicità e alla promozione dei prodotti elettronici a nicotina. La minore visibilità commerciale, combinata con l’aumento dei costi, ha interrotto i meccanismi di rinforzo che sostenevano l’abitudine, incidendo sia sulla propensione all’acquisto sia sulla permanenza nell’uso tra i consumatori indecisi. Nonostante ciò, le percezioni individuali del rischio sanitario sono rimaste sostanzialmente stabili: l’inasprimento fiscale non ha modificato in modo significativo la valutazione dei potenziali danni, segnalando che il driver del cambiamento è stato prevalentemente economico e sociale, non cognitivo.
Il quadro che emerge è quello di una pressione convergente tra prezzo, norme sociali e minore pressione pubblicitaria, capace di ridurre l’uso delle e-cig senza un parallelo rafforzamento della motivazione sanitaria alla cessazione. In assenza di un sostegno strutturato alla disassuefazione, una parte consistente degli ex utilizzatori ha trovato nel tabacco tradizionale l’alternativa più praticabile, con un impatto potenzialmente peggiorativo sui profili di rischio individuali e collettivi.
Proposte di politiche coordinate per la salute pubblica
La sola leva fiscale sulle sigarette elettroniche non è sufficiente a ridurre l’esposizione complessiva alla nicotina se il tabacco combusto resta più conveniente. Occorre una strategia integrata che allinei gli incentivi economici ai rischi sanitari, impedendo lo spostamento dei consumi verso prodotti più dannosi. In primo luogo, è necessario innalzare la tassazione sulle sigarette tradizionali in modo proporzionale al loro profilo di rischio, riducendo il differenziale di prezzo che oggi favorisce il tabacco combusto. Una struttura impositiva graduata per rischio, accompagnata da controlli rigorosi contro l’elusione, può disincentivare la sostituzione regressiva.
Parallelamente, vanno potenziati i servizi di cessazione: accesso gratuito o rimborsato a terapie sostitutive della nicotina, supporto farmacologico con supervisione clinica e programmi di counseling validati. La disponibilità di percorsi rapidi e capillari, integrati nella medicina di base e nei servizi territoriali, aumenta le probabilità di astinenza stabile e riduce il ricorso “di rimbalzo” al fumo combusto. La distribuzione diretta nelle strutture sanitarie e in farmacia, con prescrizioni semplificate e follow-up digitali, garantisce continuità terapeutica.
Sul fronte informativo, servono campagne chiare e verificabili che spieghino il gradiente di rischio tra i diversi prodotti a base di nicotina, evitando messaggi ambigui che confondono cessazione, riduzione del danno e uso ricreazionale. Comunicazioni coordinate devono distinguere tra strumenti a rischio ridotto come supporto temporaneo alla disassuefazione e consumo abituale, evidenziando che l’obiettivo rimane l’astinenza completa. Linee guida nazionali, aggiornate e basate su evidenze, devono orientare clinici e operatori nella presa in carico dei fumatori.
È cruciale intervenire anche sull’offerta: restrizioni mirate alla pubblicità e alla promozione dei prodotti elettronici a nicotina nei canali ad alta penetrazione giovanile, tracciabilità delle filiere, vigilanza su aromi e formati che favoriscono l’appeal tra i minori. Misure analoghe devono colpire il marketing del tabacco combusto, inclusi packaging neutro, limiti stringenti ai punti vendita e sanzioni efficaci contro la vendita illegale o non conforme.
Per evitare effetti collaterali, la regolazione fiscale dovrebbe essere accompagnata da monitoraggi periodici su prezzi, elasticità della domanda, prevalenza d’uso e tassi di cessazione, con correzioni rapide quando emergono segnali di riallocazione verso il fumo tradizionale. Sistemi di sorveglianza longitudinale consentono di calibrare gli interventi sui diversi gruppi demografici, con particolare attenzione ai segmenti a basso reddito e ai giovani adulti più sensibili al prezzo.
Infine, è utile una cornice di governance intersettoriale che coinvolga Ministero della Salute, Finanze, Istruzione e autorità di controllo del mercato. Obiettivi condivisi, scadenze e indicatori misurabili (riduzione della prevalenza di fumo combusto, aumento dei tassi di astinenza sostenuta, contenimento dell’uso tra i minori) rendono verificabile l’efficacia delle politiche e permettono di intervenire rapidamente su criticità e distorsioni del mercato.
FAQ
- Perché l’aumento delle tasse sulle e-cig ha favorito il ritorno al fumo tradizionale?
Perché il tabacco combusto è rimasto relativamente più economico, spingendo i consumatori sensibili al prezzo verso l’opzione meno costosa ma più dannosa. - Qual è la priorità fiscale per ridurre l’esposizione complessiva alla nicotina?
Allineare le imposte al rischio, aumentando la tassazione sulle sigarette tradizionali e riducendo il vantaggio di prezzo rispetto ai prodotti a rischio ridotto. - Che ruolo hanno i servizi di cessazione nella strategia complessiva?
Sono essenziali per sostenere l’astinenza: terapie sostitutive della nicotina, farmaci, counseling e follow-up aumentano la probabilità di smettere senza ricadere nel fumo combusto. - Le campagne informative possono modificare i comportamenti?
Sì, se sono basate su evidenze e chiariscono il gradiente di rischio, distinguendo tra riduzione del danno e obiettivo di astinenza completa. - Quali misure riducono l’attrattività per i giovani?
Limitazioni alla pubblicità, controllo su aromi e formati, packaging neutro e vigilanza sui punti vendita e sulle vendite illegali. - Perché servono monitoraggi continui dei mercati della nicotina?
Per individuare rapidamente spostamenti dei consumi, valutare l’impatto delle politiche e correggere la rotta se cresce l’uso di sigarette tradizionali.




